La «piatilietca» del topo. Gramsci narratore tra memoria, traduzione e pedagogia politica
Abstract
Il saggio parte da alcuni racconti ghilarzesi presenti nelle Lettere dal carcere di Antonio Gramsci, intesi come un laboratorio narrativo in cui si intrecciano memoria, folklore, pedagogia e progetto politico. Tutt’altro che elemento marginale o meramente affettivo della scrittura carceraria, questi brevi racconti costituiscono una forma di elaborazione simbolica coerente con la filosofia della prassi. Attraverso l’analisi della novella del topo e della montagna, interpretata come esempio di utopia concreta in senso blochiano, il contributo mostra come la forma semplice della narrazione funzioni come strumento di educazione alla responsabilità collettiva e alla trasformazione sociale. Il saggio mette inoltre in relazione tale pratica narrativa con il lavoro di traduzione delle fiabe dei Grimm svolto da Gramsci in carcere, evidenziandone il ruolo nella riflessione sul folklore e sulla formazione del senso comune. Il confronto con la coeva riflessione di Walter Benjamin sulla letteratura per l’infanzia consente infine di chiarire il carattere anti-autoritario e anti-moralistico della pedagogia gramsciana, fondata sull’ironia, sulla laicità e sull’adagio marxiano di “educare gli educatori”.
Copyright (c) 2025 Alessandro Cadoni

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