Imaginary Homelands. Rappresentazioni incrociate di Oriente e Occidente nella letteratura di viaggio contemporanea
Abstract
Fin dal tempo di Erodoto, la storia della letteratura di viaggio appare segnata da un presupposto non detto: gli occidentali sono i viaggiatori deputati ad osservare, mentre gli orientali i nativi destinati ad essere osservati. Concentrandosi sul recente sviluppo di un’opposta scrittura del «controviaggio» di autori extra-europei che vivono in Occidente e ne constatano le contraddizioni, il saggio delinea il percorso storico e letterario che ha modificato tale paradigma. A cavallo tra due culture, due lingue, due nazioni, autori come Salman Rushdie, Amitav Ghosh e Suketu Mehta hanno rinnovato profondamente la rappresentazione dell’incontro tra Oriente e Occidente. Se l’identità di una «nazione»», per dirla con Homi Bhabha, consiste nella sua «narrazione», lo stesso concetto di patria finisce per perdere le proprie radici etniche e geografiche, e si apre alle infinite contaminazioni di un mondo sempre più globalizzato. Oriente e Occidente diventano così imaginary homelands, «patrie immaginarie»: spazi ideali dove rinegoziare la forma di culture e identità continuamente da ripensare, rinarrare, re-immaginare.Downloads
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