Non come un romanzo. Retoriche scolastiche ed educazione alla lettura
Abstract
Uno degli obiettivi a lungo termine dell'insegnamento dell'italiano nella scuola secondaria dovrebbe essere la formazione di giovani lettori abituali, competenti ed autonomi. Eppure, nei fatti, l'istituzione scolastica dedica all'educazione alla lettura scarsa attenzione e modalità operative poco efficaci e spesso irrigidite dall'abitudine. Questo contributo si propone innanzitutto di evidenziare le contraddizioni presenti nelle retoriche scolastiche, sia istituzionali sia didattiche, che fanno sì che la maggior parte dei giovani italiani legga poco o per nulla: un dettato ministeriale che oscilla tra la quasi totale assenza di indicazioni normative, teoriche e metodologiche (si vedano le recenti Indicazioni Nazionali per la scuola secondaria di II grado) e l'eccesso di prescrittività contenutistica (gli intoccabili Promessi Sposi, un canone letterario fortemente poetocentrico); le condizioni strutturali del dispositivo pedagogico scolastico (Massa 1987) che confliggono con le necessità della fruizione romanzesca, favorendo pratiche quali la smaterializzazione e parcellizzazione antologica (nonostante la diffusa retorica dell'imprescindibilità di un contatto diretto con i testi) e l'enfasi sulle tecniche di analisi e smontaggio dei testi e sulle procedure di verifica, più che sullo sviluppo di reali competenze di lettura. Infine, saranno proposte alcune pratiche didattiche, anche sperimentate direttamente sul campo, che cerchino di conciliare il necessario rigore metodologico e l'acquisizione di competenze specifiche con la rivalutazione del piacere della lettura e del valore esperienziale e vitale che essa può (e dovrebbe) avere per qualunque adolescente.
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