Editoriale
Abstract
Il senso della vita ha rappresentato una domanda inevitabile lungo la storia del pensiero umano. Tale domanda sorge in modo diretto dall’esperienza della nostra mortalità, della nostra condizione di animali vulnerabili. Quale significato siamo capaci di cogliere mentre viviamo in mezzo a questa finitezza? Siamo capaci di scorgere una piega o un’apertura attraverso la quale possa raggiungerci la luce della trascendenza? Come ci riconosciamo mediante le narrazioni a cui diamo forma a partire da questa tensione tra finitezza e trascendenza? La filosofia non ha messo da parte tali questioni e le proposte di Paul Ricœur e Hans-Georg Gadamer ne sono un chiaro esempio. In qualità di interlocutori principali di questo dialogo, le loro riflessioni ci consentiranno di comprendere e proiettare sguardi circa l’identità narrativa, la morte e la trascendenza. Nozioni che opereranno in qualità di fili conduttori. Tali riflessioni incontrano un rifugio nell’antropologia filosofica e nell’ermeneutica. L’antropologia filosofica, in virtù della sua singolarità, ammetterà una varietà di stili e interpretazioni. L’ermeneutica, disciplina dall’approccio illuminante, ci conduce sulla via di una prospettiva attenta e reinterpreta queste questioni a partire da un punto di vista rinnovato.
Downloads
Copyrights for articles published in Critical Hermeneutics are retained by the authors, with first publication rights granted to the journal.
Critical Hermeneutics is published under a Creative Commons Attribution Licence CC BY 3.0
. With the licence CC-BY, authors retain the copyright, allowing anyone to download, reuse, re-print, modify, distribute and/or copy the contribution (edited version), on condition that credit is properly attributed to its author and that Critical Hermeneutics is mentioned as its first venue of publication.

