L'eredita di Franco Fortini: tre domande a Elisa Biagini, Paolo Maccari e Guido Mazzoni

a cura di Riccardo Donati

In occasione del centenario fortiniano, nel novembre 2017 Salvatore Ritrovato, Antonio Tricomi e il sottoscritto hanno organizzato presso l'Università di Urbino “Carlo Bo”, dove insegnano, un seminario dal titolo “...un intellettuale, un letterato, dunque un niente". Eredità di Franco Fortini, i cui atti stanno per essere pubblicati dalla rivista «L'ospite ingrato». Per l'occasione ho realizzato delle brevi clip intervistando tre poeti italiani che, ciascuno a suo modo, mi paiono rappresentativi dell'attuale scenario della scrittura in versi: Elisa Biagini, Paolo Maccari, Guido Mazzoni. Non considero il progetto concluso, e altri nomi potrebbero aggiungersi in futuro. Agli autori interpellati, che qui ringrazio per la loro disponibilità, ho chiesto di leggere, o recitare, un testo fortiniano e poi di rispondere sinteticamente a tre delle seguenti domande:

  • In che misura avverte, o non avverte, l'eredità dell'opera di Franco Fortini nel suo percorso creativo?
  • L'idea che il qui e ora della storia individuale debba essere continuamente verificato alla luce dei destini generali è una costante della poesia di Fortini. Considera ancora attuale questa posizione, in un'epoca dove la dimensione collettiva dei problemi appare sempre più centrale ma anche, drammaticamente, sempre meno afferrabile, e affrontabile?
  • Ha scritto Giovanni Raboni: «Fortini continuava a intendere l'esercizio letterario anche come un modo di verificare in concreto (nella forma) la propria diversità; politico-culturale prima e meglio che ideologica». Ritiene che l'elemento metrico, retorico, stilistico come forma di resistenza al contesto politico, culturale e linguistico vigente continui a giocare un ruolo importante nella poesia di questi anni, e nella sua opera in particolare?
  • Tra le responsabilità intellettuali di un autore, c'era per Fortini la necessità di sottrarsi al «rumore di fondo» dell'industria culturale tramite una «riduzione della quantità delle scritture», in modo «che le parole scritte abbiano subito delle conseguenze, come i calcoli degli ingegneri e le scelte dei politici» (da Ventiquattro voci per un dizionario di lettere, 1968). Condivide questo invito, e pensa che abbia ancora senso in un contesto di mercato dove invece la superfetazione dei prodotti letterari appare inarrestabile?
Quanto alla forma della videointervista, è stata scelta perché oltre a registrare le parole di un poeta su un altro poeta, consente di restituire squarci di un luogo, tracce di un momento storico, tratti d'un profilo umano e intellettuale, rendendoli presenti al presente e consegnandoli al futuro.

Intervista a Elisa Biagini

Intervista a Paolo Maccari

Intervista a Giudo Mazzoni

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ISSN 2039-6597

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